ottobre 22, 2009

Fuori Tema, Pesaro, Palazzo Gradari, 24-30 ottobre 2009

Fuori Tema, Pesaro, Palazzo Gradari, 24-30 ottobre 2009

ottobre 20, 2009

“Non vi sembra a volte che la vostra vita assomigli alla vita di un ragno?”

da “Brigitte”, racconto inedito di Lella De Marchi

Premio Erice Anteka 2009, sez. racconti inediti, 3° premio

Motivazione: La vita è la tela di un ragno e come tale procede per intrecci apparentemente casuali, ma che finiscono col dare un senso e una identità alla nostra esistenza. Brigitte e il ragno vivono la loro esperienza in simbiotica connivenza, entrambi irretiti in un itricato gomitolo di terminazioni nervose di cui solo loro tengono il bandolo. La giuria ha apprezzato l’riginalità del racconto, l’efficacia della prosa, l’abile tessitura sintattica che rivelano una sicura abilità di scrittura.

Domenica 25 ottobre ore 17:00, Teatro Gebel Hamed, Erice (TP)

http://web.tiscali.it/rinascitamedi/

ottobre 3, 2009

OGNI GIORNO DIO MANGIA ME

Ogni giorno Dio mangia me. Devo dirlo alle scale dopo la porta – devo dirlo come l’ho pensato – che sono io la Sua comuneunione di fame la nube della non conoscenza. Devo dirlo come l’ho pensato a quelle che hanno della pioggia la lesione più grave le scale mediche che battono tosse secca a terra che non c’è altro di piovano se non questo sangue medicamentoso che scende a bocca aperta a anche su me. Ogni giorno Dio mangia me – te – i nostri corpi a lunga conservazione dove la vita è una quantità di latte se non viene afferrata per la carne tutt’intorno alla carne – dirlo come l’ho pensato – usa le mani usa i buchi di Te prima che i morti lesti penetrino dallo zerbino i loro accenti infetti entrino azzurri come gas nei cibi dei piccoli amen – Da quale organo verrò spezzata? – E non c’è altro di piovano in questa stanza a scale che scroscia se non il Tuo sangue tutto in torno alla nube – da quale parte di me? – Ogni giorno Dio mangia mi afferra la carne tutta intorno alla carne ti afferro la carne tutta intorno alla carne perché niente si arrende nei morti come le mani.

Tiziana Cera Rosco, “Lluvia”