dicembre 19, 2009

” Emma K., la schiena appoggiata a corpo morto alla spalliera del letto, si passa tra le mani la folta chioma dei capelli biondi e ricciuti per girarsela dietro la nuca, oltre la fronte spaziosa, come a liberare con un gesto l’ultimo residuo di sonno in deposito sull’ovale magro e allungato del viso. Poi, senza interruzione, mentre il cadavere di un’altra sigaretta, a metà, giace storto tra la cenere sul posacenere del comodino, si accende una Marlboro. E la fuma avidamente, il profilo leggermente incurvato, gli occhi neri e profondi fissi in fondo, attaccati alla parete bianca del muro”.

La Gazzetta di Hannover, Racconti Nove

dicembre 15, 2009

dicembre 15, 2009

“scrivere è sempre più stare seduto su di una sedia scomoda, sempre in bilico. con gli arti rattrappiti, il sangue coagulato nelle vene, pronto a spiccare un volo, che non puoi”

dicembre 12, 2009

anche nel buio, più profondo, rana girino ameba, io mi volto e ti vedo.

dicembre 8, 2009

dicembre 8, 2009

XXVII  Premio Firenze – Sezione Racconto Inedito

2° premio

“Brigitte” di Lella De Marchi

“La nostra vita come la tela di un ragno, continuamente in bilico tra desiderio di estendere l’orizzonte e necessità di non smarrire la strada che riconduce al centro, attaccati ma sospesi, forti e fragili, attenti a non perdere l’equilibrio mentre si sfila via qualche maglia cercando di non produrre strappi irrimediabili. Un’analogia straordinaria che rivela in tutta la sua pienezza la profondità di riflessione dell’autrice”.

dicembre 3, 2009

o ossimòro (dal eco antico oxùs, furbo e moros, stupido).

Ossìmoro o ossimòro (dal greco antico oxùs, furbo e moros, stupido).

È una figura retorica che consiste nell’accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari. L’etimologia corrisponde al francese idiot savant. Si tratta di una forma particolare di paradosso, quindi, per il quale rimandiamo alla seguente definizione: “Che cosa siano i paradossi dipende dal periodo storico, ed è riflesso nei nomi con cui essi sono stati chiamati. Per i greci erano paralogismi (contro la logica), cioè puri e semplici errori di ragionamento. Per i medioevali divennero insolubilia, cioè problemi insolubili o dilemmi inspiegabili. Per i moderni sono stati antinomie (contro le regole) o, appunto, paradossi (contro l’opinione corrente), cioè indizi di problemi del senso comune”

(Odifreddi, 1996).