febbraio 16, 2011

“La spugna che filtra la vita”,
Alessandro Moscè, in Prospettiva, 29 gennaio 2011

..Nella poesia di Lella De Marchi si riscontra un continuo circolare di azioni tra spazi, soffi, vibrazioni, vuoti, fondi ecc.  L’autrice si chiede quale sia il punto di partenza, l’evento primigenio, l’espansione di un  nucleo dal quale dare il via alla creazione, ad ogni creazione: “essere senza senso, senza nessuno / dei sensi, librarsi alti nel cielo, / diventare aria, via via liberarsi / salendo dei nomi attaccati / agli oggetti, dei loro sensi, fare / come può fare la musica..”. La poesia serve per focalizzare una traccia, una sorta di immortalità a queste azioni precarie. Cristallizzare i tempi vicini e remoti, permette a Lella De Marchi di assimilare la multiformità dell’esistenza, le sue sfaccettature, la sua dualità…Questo prisma con più facce è un dato esteriore, ma anche endogeno, esprimendo un concetto psicologico, una ragione somatica, un’affettività dell’anima. “Il sentimento opposto” è un approfondimento di sè “ma se mi spingo troppo è come diventare / niente, un luogo inaccessibile vuoto / anche di me, un giorno che non ha fine // nè inizio, è come restare fuori da tutto / andando sempre più a fondo”. Lella De Marchi sembra sentire sulla sua pelle il cambiamento impercettibile delle molecole, degli atomi. Il suo non è uno sguardo sui grandi avvenimenti del mondo, ma sui gangli dell’universo e dell’uomo: pertanto è uno sguardo del tutto anacronistico. Anche se la poetessa allude a sè stessa, non è mai autoreferenziale, ma assoluta, perfino verticale. Vede la complessità della natura nella sua ciclicità e riduce l’equazione a segni, a “messe in parallelo”. Cerca sempre di capire ciò che risulta frastagliato, oscuro, astruso. Come nella poesia Sono, quando fiuta una verità da estrapolare in una corsa infinita, in un’esausta volontà di afferrare la rivelazione prima e ultima, il segreto cosmico, il big bang delle piccole realtà, dei piccoli avvenimenti quotidiani “negli anfratti disusati delle cose, / sulla trasmissione diretta dei segnali, lungo gli interstizi disabitati / dei mattoni…”.

http://www.lellademarchi.it/1/la_spugna_1702279.html

febbraio 12, 2011